La Storia è il complesso degli accadimenti umani nel loro svolgimento temporale.
Storia Antica, Storia Medioevale, Storia Moderna e Storia Contemporanea. Queste sono le tradizionali divisioni della Storia, in particolare dell'Occidente.
Secondo questa definizione, la Storia dovrebbe essere una pura e semplice narrazione dei fatti. Così come sono avvenuti. In maniera distaccata, equilibrata.
Ma questo corrisponde alla realtà? Non sempre. Specialmente quando si parla di Storia Moderna e Storia Contemporanea. Ovvero quando si parla di avvenimenti che abbiamo vissuto nell'arco della nostra esistenza o comunque per i quali gli archivi storici sono ricchi di documenti e di testimonianze che dovrebbero -come sarebbe giusto- consentirci di avere la più vasta e completa informazione sui fatti.
Se si parla della scuola, in base alla mia esperienza e ai miei ricordi debbo dire che, ai tempi, non dubitavo sulla veridicità e uniformità di giudizio riguardo tutto ciò che veniva descritto su un libro di Storia. Se quello c'era scritto, quello per me era la cosa giusta. Non era certo prassi normale di un alunno delle scuole Elementari, Medie e forse anche Superiori mettere in discussione i "sacri" testi. Un atteggiamento assolutamente spontaneo, questo. Mio come dei miei compagni. Non c'era nemmeno bisogno di nessuno che ci incoraggiasse a seguire questa direzione, il messaggio che ci arrivava era già chiaro e forte.
Con il tempo, essendomi sempre più appassionato alla Storia Moderna e quindi con il piacere di approfondire sempre più argomenti, mi sono reso conto che chi ha scritto i libri di storia in tanti casi non lo ha fatto per il piacere di trasmettere la propria competenza e dare una corretta informazione, ma lo ha fatto per altri scopi. Assai meno nobili di questi.
Forse è troppo difficile parlare di determinati avvenimenti storici senza politica e senza propaganda. In modo spassionato. Eppure chi ha il potere di scrivere libri che trattano questi avvenimenti o chi divulga pubblicamente le notizie, che quindi ha l'enorme responsabilità morale di formare una coscienza civica nelle nuove generazioni e nei cittadini di oggi e di domani, non dovrebbe in nessun modo e per nessun motivo sottrarsi a determinati principi.
Il grande Albert Einstein nell'esposizione della sua visione del mondo scrisse che "i giornali di un Paese possono, in due settimane, portare la folla cieca e ignorante ad un tale stato di esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini ad indossare l'abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani".
Quanto aveva ragione....i mezzi di propaganda di chi oggi detiene il potere globale sono inarginabili. Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da giornali, televisioni e cinematografia, si sono manipolate le coscienze lavorando sulle emozioni. Per raggiungere torbidi scopi. Per alzare e abbassare a piacimento le tensioni e le paure della gente comune. Per permettere a poche persone di controllarne milioni. Per giustificare guerre, aggressioni, invasioni contro chi non si sottomette e non ha i mezzi per difendersi.
E alla fine, dopo aver fatto terra bruciata con i loro interventi "umanitari" e coperto tutte le atrocità commesse, cosa fanno? Mettono sulle poltrone dei governi dei burattini, degli "yes man" che assecondano i loro interessi economici e politici.
Una volta maturata una certa consapevolezza e senso critico, ho capito tutte queste cose. Mi sono reso conto di appartenere ad una generazione sottoposta (a partire dalla scuola) in un certo senso al lavaggio del cervello, ossessionata con storie di atti sempre mostruosi, inenarrabili, macabri, contrapposti ad un imprecisato bene rappresentato dalla "morale superiore", per assoggettarne la libertà di giudizio.
Quando si tratta di determinati argomenti, chi si rivolge a noi sembra oltremodo ansioso di darci una definizione di bene e di male, di costringerci a stare da una parte pitturando l'altra come inqualificabile e disdicevole, di farci interiorizzare tutti questi meccanismi mentali per farci sempre scegliere la parte "giusta" e aborrire l'altra.
Ho imparato a diffidare di questo, in particolare quando percepisco la volontà di imporre un modello comportamentale, di creare automi che non coltivano mai il dubbio, tutti spinti da una comune emotività nei confronti di determinate questioni.
Ho imparato a formare una mia coscienza. Magari opinabile, ma lecita. E soprattutto, mia.
Tutti dovremmo aspirare a questo. A fare giusto o anche sbagliare, ma con la nostra testa.
Quando i punti di riferimento intorno a noi non sono credibili perché hanno una connotazione politica e sono sorretti da lobby di potere, allora è meglio che partiamo da noi stessi.
Partire da noi stessi vuol dire osservare un fatto storico o contemporaneo attraverso i punti di vista più diversi e le opinioni formulate da ogni angolazione. Mai dimenticando i fatti, quelli sono la prima cosa. Ma occorre considerarli tutti, da ogni parte, senza esaltarne certi e senza dimenticarne volenterosamente altri. Perché taluni che hanno scritto i libri di Storia questo hanno fatto, purtroppo. E altri continuano a farlo oggi a mezzo televisione e stampa.
Dobbiamo indubbiamente assumere una posizione di condanna tassativa verso fatti storici e contemporanei di violenza indiscriminata. Tutti, senza colore. Questo è assolutamente giusto.
Ma non solo. E' anche necessario difendere la libertà di espressione e la ricerca della verità storica.
In questo senso, trovo che i cosiddetti reati di opinione siano un altro caposaldo di cui i poteri forti mondiali si servono in tanti Paesi.
Impongono leggi bavaglio, intrise di apparente moralismo e buonismo ma in realtà contro la libertà e la democrazia. Si permettono di imporci la giusta strada da seguire, ma lo fanno con le mani sporche di sangue. Dopo che si sono resi responsabili di atti disumani peggiori di quelli dai quali prendono le distanze con le parole e con queste leggi.
Si tratta di falsificazioni vergognose, ma questa è anche la dimostrazione di come si ha paura che la verità possa venire a galla. Su tanti disparati argomenti. Perché si teme che dopo le campagne propagandistiche fatte di emozioni, gli storici si interroghino sulle prove e gli studiosi si rendano conto delle mistificazioni.
Ma mi auguro che proprio queste leggi liberticide, imposte in maniera tale da avere davvero sapore di regime, possano aprire gli occhi a chi ancora crede nella libertà di pensiero e nella importanza della indipendenza nella ricerca storica.

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