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sabato 14 febbraio 2015

Hjalmar Schacht: il banchiere di Hitler che sconfisse il 1929.

Hjalmar Schacht.
Hjalmar Schacht (1877-1970), una delle personalità più interessanti nel panorama dell'economia di inizio Novecento.

Finanziere di grande successo e Presidente della Banca Centrale Tedesca, fornì al Partito Nazionalsocialista l'appoggio finanziario necessario per l'ascesa al potere.

Ma quando Hitler sale al potere, la Germania soffre di una situazione economico-finanziaria disastrosa. La grande depressione del 1929 la colpisce in pieno, in modo paragonabile agli Stati Uniti, ma con delle aggravanti: debiti esteri schiaccianti per effetto delle riparazioni di guerra addebitate dal devastante Trattato di Versailles.

Nel carcere di Norimberga, dove venne imprigionato e imputato nel celebre processo, Schacht ebbe modo di descrivere nel 1946 allo psichiatra militare americano Leon Goldensohn (come da sue annotazioni pubblicate decenni dopo e note come i "Taccuini di Norimberga") la situazione drammatica in cui versava la Germania dopo la prima guerra mondiale:

"[...] La Germania riusciva in qualche misura a sostenere il proprio fabbisogno alimentare e abitativo grazie all'esportazione, perché c'era una scarsità di circa il venti percento di generi alimentari, che non riuscivamo a produrre. Di conseguenza dovevamo esportare e guadagnare denaro all'estero per ottenere cibo. Questa era la situazione, sin dagli anni ottanta del XIX secolo. Inoltre, per sostenere le nostre industrie esportatrici non dovevamo comprare solo i generi alimentari ma anche le materie prime.
Ora, che cosa ci aveva fatto il Trattato di Versailles? Aveva spogliato la Germania di tutti i patrimoni privati dei tedeschi. [...] Liquidava i patrimoni privati dei cittadini tedeschi: una cosa mai vista dall'epoca medioevale. Così facendo, distruggevano uno dei fondamenti della nostra vita. Se, per esempio, avevamo un'impresa di importazione o esportazione a Rio De Janeiro o New York, ci toglievano l'autorizzazione e ci chiudevano l'attività. Le perdite di questo tipo ammontarono a undici miliardi di dollari, a parte le riparazioni. Così facendo, le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale distrussero non solo un reddito di mezzo miliardo di dollari, ma rovinarono la nostra organizzazione delle vendite Poi per giunta, dopo Versailles, imposero alla Germania i pagamenti delle riparazioni e, visto che non disponevamo più di capitali stranieri, potevamo pagare solo con nuove esportazioni. Come avremmo potuto pagare altrimenti? Pertanto, la necessità di commercio d'esportazione si fece più impellente, dato che avevamo bisogno di valuta straniera per pagare i generi alimentari e le materie prime, oltre che le riparazioni. Le riparazioni ammontavano a cinquanta miliardi di dollari in contanti! [...].
Ora, ovviamente, la Germania non poteva fare fronte a questa situazione. Era stato stabilito che il pagamento delle riparazioni avrebbe dovuto avvenire a un ritmo di un miliardo di dollai l'anno; questo non potevamo permettercelo. Inoltre dopo la prima guerra mondiale avevamo per lo più governi socialisti e quei socialisti seguivano una politica molto spensierata: prendevano in prestito denaro all'estero e con quello pagavano le riparazioni. Il denaro proveniva per la maggior parte dagli Stati Uniti e in tal modo la Germania contraeva debiti sempre più ingenti. Per sei anni, dal 1924 al 1929, il nostro debito estero non fu inferiore agli otto miliardi di dollari, una cifra esattamente uguale a quella che gli Stati Uniti avevano ottenuto in prestito nei quattro decenni che avevano preceduto il conflitto. Poi arrivò il momento in cui i creditori stranieri dissero che non potevano andare avanti e non solo bloccarono ulteriori crediti, ma ritirarono tuti i crediti a breve termine giunti a maturazione. Questo portò ad un crollo finanziario di proporzioni spaventose nell'estate del 1931 [...]".

Seguì quindi il taglio netto di stipendi e salari da parte del governo tedesco: l'industria crollò e la disoccupazione giunse al 50%.
Schacht dimostrò lungimiranza senza pari nel gestire la situazione. Escogitò una complessa e riuscita serie di misure bancarie studiate per favorire la rapida espansione dell'economia.

Per evitare di stampare denaro, che avrebbe comportato inflazione, finanziò l'industria tedesca tramite i cosiddetti titoli di credito MEFO, garantiti dal governo e che potevano essere scontati presso tutte le banche tedesche; avevano una validità di sei mesi (che però poteva essere estesa) e la Reichsbank li avrebbe riscontati in qualsiasi momento entro gli ultimi tre mesi dalla prima data di scadenza. Insomma, la Reichsbank prestava denaro al governo: una pratica considerata illegale secondo le leggi vigenti ma che consentiva di finanziare l'industria senza che fosse necessario lanciare nuovi prestiti o aumentare l'offerta di moneta.

Di famiglia a quanto pare ebrea, padre tedesco e madre danese, Schacht conosceva bene la frode su cui si basa il sistema bancario: con una azione senza precedenti nella storia seppe fare fruttare la frode a vantaggio dello Stato, senza che lo Stato potesse fare speculazioni, e a vantaggio del popolo. Inimmaginabile.

Schacht seppe sfruttare l'enorme forza lavoro generata dalla disoccupazione per fornire manodopera all'industria che così poteva operare senza alcun costo del lavoro. I disoccupati vennero inquadrati in una sorta di organizzazione paramilitare che garantiva la dignità e la sopravvivenza di tutte le famiglie coinvolte. Quando l'industria in ripresa poteva permettersi nuove assunzioni, attingeva dai lavoratori congedati dall'organizzazione: la forza-lavoro non veniva dispersa e non c'erano disoccupati sostentati da sussidi.

Per riavviare i commerci, di fatto nulli, Schacht reintrodusse nel sistema economico il baratto, la più antica pratica economica. E i traffici furono fiorenti: i paesi del Sudamerica avevano un'eccedenza di materie prime e prodotti agricoli di cui volevano liberarsi; granaglie e carne argentina vennero barattati con prodotti industriali tedeschi e questo sfamò la Germania, cosa non da poco dato il momento critico.

Per tutte queste azioni, Schacht dimostrò enorme statura e equilibrio: fu in Europa sostanzialmente l'unico che cimentandosi con la Grande Depressione riuscì a sconfiggerla: il modus operandi fu quello di colui che aveva capito che in momenti eccezionali occorre usare misure eccezionali, da abbandonare rapidamente nel momento in cui gli eventi vanno verso la normalizzazione.

Quando Schacht si rese conto di non avere più alcun controllo sull'operato di Hitler e assodato che le operazioni di riarmo erano finalizzate alla guerra, abbandonò il ministero dell'Economia e la presidenza della Reichsbank.
Con il passare degli anni, la sua avversione per il nazismo divenne sempre più evidente e culminò con la sua probabile implicazione nell'attentato a Hitler del 20 Luglio 1944.
Arrestato dalla Gestapo e internato a Ravensbruck e in altri lager, liberato dagli alleati alla fine della guerra, fu assolto a Norimberga ma successivamente condannato da un tribunale tedesco nell'ambito del processo di denazificazione.
Rimase in prigione fino al 1950. Una volta libero, Schacht tornò ad esercitare la professione con immutato successo fino alla morte nel 1970.