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sabato 6 dicembre 2014

Il Processo di Norimberga: lo sfondo.

Con il presente post illustriamo lo sfondo del processo conclusivo della II Guerra Mondiale e ritenuto da molti una pietra miliare del diritto Internazionale.
Quando lo scenario della guerra ormai volgeva a netto favore delle forze anglo-americane e russe, il 1 Novembre 1943 gli Alleati emisero una dichiarazione congiunta in merito al trattamento da riservare ai cosiddetti "criminali di guerra".

La "Dichiarazione di Mosca" riportava:

"L'Inghilterra, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica hanno ricevuto da numerose fonti le prove delle atrocità, dei massacri e delle spietate esecuzioni di massa perpetrati dalle forze di Hitler in molti Paesi da loro conquistati, e dai quali sono ora scacciati con fermezza. Gli orrori portati dal dominio dei Nazisti non sono purtroppo un fatto nuovo, e tutti i popoli o territori da loro tenuti in scacco hanno dovuto sopportarne il governo di terrore, il peggiore che possa esistere. Ciò che è nuovo è che molti di questi territori stanno per essere liberati dall’avanzata delle armate liberatrici, e che gli Hitleriani e i «vandali» in fuga, ormai disperati, hanno inasprito la loro spietata violenza. I crimini mostruosi attuati in Unione Sovietica, che presto sarà liberata dal giogo Nazista, così come quelli in Francia e in Italia, sono la lampante riprova di quanto appena affermato.Di conseguenza, le tre potenze alleate sopra menzionate, a nome di trentadue nazioni unite, con questa solenne dichiarazione lanciano un monito inequivocabile: nel momento in cui sarà concesso l’armistizio a un governo tedesco, qualunque esso sia, gli ufficiali e i soldati tedeschi, e i membri del partito nazista, responsabili o complici delle atrocità dei massacri e delle esecuzioni di cui si è parlato, saranno consegnati ai paesi in cui hanno commesso le loro abominevoli imprese, così che possano essere giudicati e puniti secondo le leggi dei paesi liberati e dei liberi governi che lì si saranno formati. Ognuno di questi Paesi stilerà una lista dettagliata, in particolare i territori invasi dell'Unione Sovietica, la Polonia, la Cecoslovacchia, la Jugoslavia e la Grecia insieme a Creta e altre isole, la Norvegia, la Danimarca, l'Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, la Francia e l'Italia.
In base a quanto detto, i tedeschi coinvolti nella strage indiscriminata di ufficiali polacchi o nell’esecuzione degli ostaggi francesi, olandesi, belgi, norvegesi, e dei cittadini di Creta, o quelli che hanno preso parte ai massacri effettuati in Polonia o sui territori dell’Unione Sovietica adesso strappati al nemico, sappiano che saranno condotti sulla scena dei loro misfatti e giudicati sul posto dai popoli che hanno oltraggiato.
Che questo sia da monito a tutti coloro che non si sono ancora sporcati le mani con il sangue degli innocenti, sappiano cosa li attende se si renderanno anch’essi colpevoli di tali crimini, e non abbiano alcun dubbio che le tre potenze alleate li inseguiranno fin negli angoli più remoti della terra e li consegneranno nelle mani dei loro accusatori perché giustizia sia fatta.La suddetta dichiarazione è indirizzata anche a quei criminali i cui delitti non si sono svolti in aree geografiche ben determinate. Costoro saranno puniti dai governi alleati con un verdetto comune".

Quindi, dichiarazione e firmatari (Roosevelt, Churchill e Stalin) non erano inclini alla clemenza. In particolare Churchill auspicava ad una giustizia sommaria, Stalin addirittura proponeva di liquidare 50.000 ufficiali superiori tedeschi per decapitarne l'elite militare.
Nel governo statunitense c'era una profonda disparità di vedute in merito: posizioni estreme come quella del segretario al tesoro Henry Morgenthau che premeva per la linea durissima similarmente a Stalin, oppure fortunatamente più cauti come il Ministro della Guerra Stimson.
Nel frattempo i sovietici avevano intrapreso iniziative autonome per pareggiare i conti con i tedeschi, istituendo processi per proprio conto con pubbliche esecuzioni nelle piazze.
Tuttavia, lentamente, venne accantonata l'ipotesi delle esecuzioni sommarie e prese forma l'idea di una vera procedura giudiziaria. Con tutta la difficoltà di accordo che ne conseguì, furono comunque gli angloamericani che riuscirono a fare prevalere la loro posizione sul modo in cui si sarebbero dovuti svolgere i processi, anche perché i "pezzi grossi" rimasti del regime Nazista (su tutti Hermann Göring) risultavano essere nelle loro mani.
Naturalmente gli imputati non ebbero voce in capitolo riguardo le discussioni preliminari, condotte a porte chiuse. E qui iniziarono le vessazioni che, oggi a bocce ferme e messe insieme a tante altre argomentazioni, rendono l'idea di come il Processo di Norimberga sia stato null'altro che la giustizia dei vinti contro i vincitori: confessioni estorte con la forza e utilizzate poi come prova. Gli imputati inoltre vennero privati di molti dei più importanti diritti previsti dalla Costituzione Americana, come poi dichiarato pubblicamente anni dopo da J.F, Kennedy: per esempio non potevano appellarsi al Quinto Emendamento, che avrebbe permesso loro di non rispondere ad una domanda perché il fatto avrebbe potuto contribuire alla loro incriminazione. Inoltre non poterono avvalersi del principio del "tu quoque", ovvero non poterono controbattere di aver fatto in tempo di guerra esattamente la stessa azione  -che veniva loro contestata-  commessa anche dalla controparte.
Una immagine degli imputati al Processo di Norimberga, 1946.

Furono poi definiti i 4 capi d'imputazione (cospirazione contro la pace, pianificazione della guerra d'aggressione, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) dei quali potevano essere accusati, e si scelse come sede del processo la città di Norimberga, che aveva dato il nome alle leggi promulgate contro gli ebrei.
Il processo poteva dunque iniziare.
In questo blog rivisiteremo le vicende personali di alcuni dei protagonisti del processo e parleremo in chiave generale del processo stesso, senza le ipocrisie che hanno sempre caratterizzato la descrizione di tanti fatti storici.