"Enola Gay", il bombardiere americano che trasportò e sganciò l'"Arma Assoluta" sul Giappone, era partito all'alba di quel giorno dalla base militare di Tinian, centro nevralgico e strategico delle operazioni americane contro il Giappone.
In Europa la guerra era finita, ma il mondo stava per assistere all'epilogo ancora più drammatico di ciò che era rimasto alle spalle. Restava da sistemare, per gli USA, il contenzioso con il Giappone. E il presidente statunitense Truman aveva impartito l'ordine di sgancio e aveva fissato una data che sarebbe entrata nella storia per aver cambiato il mondo intero.
La bomba detonò alle ore otto, sedici primi e otto secondi sulla città di Hiroshima, una delle poche che erano state quasi risparmiate dai bombardamenti convenzionali. Migliaia di poveri esseri, circa 30.000 persone, si volatilizzarono nell'attimo di un attimo. Nessuna sensazione, nessuna sofferenza. Niente. E altre centinaia di migliaia morirono poco dopo o tra sofferenze atroci nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi, rosi dalle radiazioni.
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| La desolazione di Hiroshima atomizzata. |
Il Giappone, dopo aver assistito alla medesima distruzione anche di Nagasaki, si arrese. La guerra terminò del tutto. Ma a quale prezzo?
Questa è sempre stata la domanda. Fin dall'inizio l'umanità, quella buona, quella fatta da esseri umani solidali verso altri esseri umani, si è sempre chiesta con sgomento se fosse davvero necessario l'uso di una simile arma. Specialmente una volta presa coscienza del pericolo della radioattività, incontrollabile, e degli effetti postumi delle radiazioni che sono perdurati per generazioni.
Sono passati 69 anni. In tutto questo tempo nessun altro stato ha usato ordigni nucleari contro un altro stato. Ma gli esperimenti nucleari sono proseguiti per decenni durante la guerra fredda, e l'equilibrio del terrore corre sempre sul filo ieri come oggi. E oltre alle questioni più prettamente politiche, il recente incidente alla centrale di Fukushima sembra essere il minaccioso monito di un problema sempre attuale.
Intanto oggi il Giappone ricorda la ferita indelebile, al Parco della Pace di Hiroshima e sul fiume Ota, dove vengono lasciati galleggiare dei cimeli ognuno dei quali ricorda un'anima scomparsa.
Il Giappone ricorda un qualcosa impossibile da dimenticare.

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