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domenica 12 ottobre 2014

Ernesto "Che" Guevara

Immagine-icona di Ernesto "Che" Guevara
"In "Guerra e Pace" Tolstoj dice che secondo la scienza militare quanti più uomini ha un esercito tanto maggiore sarà la sua forza. Ma questa stessa scienza riconosce, anche se molto vagamente, che durante un'azione militare la forza di un esercito è anche il prodotto della sua massa moltiplicato per un'incognita. Un fattore imponderabile. Questa "x" non è altro che lo spirito delle sue truppe e il loro maggiore o minore desiderio di combattere e affrontare il pericolo. E gli uomini che hanno maggiore desiderio di combattere e che capiscono perché lo stanno facendo, indipendentemente da chi stanno affrontando, o se sono agli ordini di militari geniali o di persone normali, o se combattono con dei bastoni o fucili da 30 colpi al minuto, questi uomini si troveranno sempre nelle condizioni più vantaggiose. E vinceranno.".
Ernesto "Che" Guevara.

Ernesto Guevara nasce a Rosario, Argentina, il 14 giugno del 1928. Trasferitosi con la famiglia a Buenos Aires, si laurea in medicina nel 1953. Ma il momento decisivo per questo mito, questo simbolo politico, questa metafora vivente della lotta e della resistenza, avviene nel suo viaggio in sudamerica a bordo di una motocicletta, ribattezzata "La Poderosa". In Cile, in Perù, in Colombia e Venezuela il giovane Ernesto vede di persona le miserevoli condizioni in cui vivono i popoli sudamericani, arrivando a lavorare come medico in un lebbrosario in Perù e osservando l'impatto della rivoluzione boliviana del 1952.
Si unisce alla rivoluzione cubana guidata da Fidel Castro per rovesciare il regime corrotto di Batista instauratosi nel 1952 con un colpo di stato. La rivoluzione vince e va al potere, Guevara riceve importanti incarichi di potere. Il suo discorso alle Nazioni Unite del 1964 è una sorta di testamento internazionalista ed antimperialista.

"Molto è stato fatto nel mondo in questo campo ma l'imperialismo, nordamericano soprattutto, ha preteso di lasciar credere che la coesistenza pacifica sia una prerogativa delle grandi potenze della terra. Cuba, signori delegati, è libera e sovrana. Senza catene che la leghino a nessuno, senza investimenti stranieri nel territorio, senza proconsoli che orientino la sua politica, può parlare a testa alta in questa assemblea e confermare la frase con cui venne battezzata: "Territorio Libero d'America". Gli Stati Uniti intervengono in America invocando la difesa delle istituzioni libere....verrà il giorno in cui questa assemblea raggiungerà una sufficiente maturità e chiederà al governo nordamericano uguali diritti per le popolazioni nere e latino-americane che vivono in questo paese e che ora si stanno svegliando dal lungo, duro sonno a cui sono state sottomesse. Noi dobbiamo dire qui quella che è una verità nota a tutti e che abbiamo espresso sempre davanti al mondo....Fuciliazioni? Si. Abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare finchè sarà necessario. La nostra lotta è una lotta fino alla morte. Noi viviamo in queste condizioni....condizioni imposte dall'imperialismo nordamericano".
Ernesto "Che" Guevara.


Ma ben presto il "Che", il guerriero con il basco stellato controvento, il sigaro brandito come sfida all'asma che lo affligge, il franco e ironico sorriso barbuto, capisce che questo non è il suo mondo, questa non è la sua strada. Questa per noi è la sua grandezza: simboleggia un uomo raro, l'uomo che giunto al potere non si lascia inebriare da esso, rifiuta i salotti della politica e gli agi legittimati dalla sua posizione per riprendere la guerriglia, la rivoluzione sotto il grido "Patria o Morte". La sua costante ricerca romantica, l'insofferenza alla burocrazia, la personalità inquieta e sottilmente complessa, il pungolo quasi da Don Chisciotte, la sensibilità per l'ingiustizia da qualsiasi parte essa provenga, il generoso distacco dagli agi e dagli onori, la coerenza tra pensiero, parola e azione, l'esporsi impavido in prima persona con un coraggio che nasce dall'aver messo la propria vita al servizio di una causa che la trascende: tutto questo è un itinerario personale ed un esempio così estremo da non poter essere ripetuto.
Muore così, il "Che" (così rinominato a Cuba), in Bolivia il 9 Ottobre del 1967. Muore da perdente imbattibile. Nell'improbabile tentativo di sollevare i contadini boliviani dalla ennesima dittatura militare. Della sua azione in Bolivia resteranno i suoi "Diari", frutto del suo costante bisogno di esprimere a parole, annotare, spiegare, discutere. Con uno stile sobrio ed incisivo. La parte iniziale e la parte finale della sua vita saranno oggetto di approfondimenti su questo blog.

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